{"id":1210,"date":"2008-09-11T00:47:32","date_gmt":"2008-09-10T22:47:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/?p=1210"},"modified":"2025-08-22T18:15:35","modified_gmt":"2025-08-22T16:15:35","slug":"un-paese-di-spie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/1210","title":{"rendered":"Un paese di spie"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin: 10px 20px; float: left;\" src=\"http:\/\/www.fantascienza.com\/magazine\/imgbank\/LIBRI\/gibson_guerreros.jpg\" alt=\"guerreros\" width=\"180\" height=\"266\" \/>Ogni tanto \u00e8 giusto parlare un po&#8217; anche di libri, visto che la lettura \u00e8 la mia seconda attivit\u00e0 asociale, dopo il computer.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come mi ha fatto giustamente notare un amico, ormai Gibson ambienta le sue storie in un quasi-presente invece che in un pi\u00f9 o meno lontano futuro. Io aggiungo che sembra molto pi\u00f9 interessato a fare saggistica piuttosto che narrativa, cio\u00e8 a spiegare come si muovono o funzionano alcune cose, pi\u00f9 che raccontare storie. Con questo, i suoi libri non diventano meno leggibili: semplicemente cambiano genere e sono pi\u00f9 interessanti che coinvolgenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui, in <em>Guerreros<\/em>, troviamo quattro individui di diversa estrazione: una ex cantante rock riciclatasi come giornalista che si trova a lavorare per una nuova rivista che forse non \u00e8 solo una rivista; un tossico di fascia alta in mano a una non ben determinata agenzia governativa; un piccolo delinquente esule cubano che trasporta informazioni per una non specificata mafia e un programmatore di alto bordo, esperto in realt\u00e0 virtuali e applicazioni geospaziali, che non dorme mai nello stesso quadrato di una griglia gps (e non &#8220;nello stesso posto&#8221;, come dicono 3\/4 dei commentatori e le stesse note di copertina).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti costoro sono impegnati a seguire le tracce di uno stramaledetto container che qualcun altro sta spostando continuamente. Il perch\u00e9 viene rivelato solo alla fine, quindi non ve lo dir\u00f2, per\u00f2 \u00e8 interessante notare come la storia e quindi anche il finale, in fondo siano secondari rispetto alla descrizione dei personaggi e dell&#8217;ambiente in cui si muovono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se vogliamo, l&#8217;intreccio, la storia, \u00e8 debole. Non lo \u00e8, invece, la descrizione degli effetti socioculturali della tecnologia. L&#8217;idea dell&#8217;arte locativa, in pratica una scultura virtuale che la gente vede soltanto recandosi in un certo luogo e indossando un apposito casco collegato a un PC, per esempio, \u00e8 notevole. In effetti, lo stesso Gibson dichiara<\/p>\n<blockquote><p>If the book has a point to make where we are now with cyberspace, is that cyberspace has colonized our everyday life and continues to colonize everyday life.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche l&#8217;integrazione degli Orisha nella storia, una invenzione dell&#8217;autore fin da <em>Gi\u00f9 nel Ciberspazio<\/em>, raggiunge qui un livello significativo e non forzato, come poteva sembrare nei lavori precedenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La forma \u00e8 quella attualmente prediletta da Gibson, tipica pi\u00f9 della TV che del film: storie parallele narrate <em>frame by frame<\/em>, un pezzettino per ciascuna che, se ci pensate, \u00e8 la forma delle soap opera da Dallas in poi. Storie parallele che a tratti si incrociano, si toccano o semplicemente si sfiorano, per unirsi solo nel finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in questo senso il romanzo \u00e8 debole. Ci si aspetterebbe una forma non dico innovativa, ma almeno un po&#8217; pi\u00f9 contemporanea. Per\u00f2 \u00e8 quella che ultimamente va di moda nella fantascienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, due parole su questa demenziale abitudine, non solo italiana, di cambiare i titoli senza alcuna ragione apparente (in Francia si intitola Code Source). Sicuramente, nella testa di un executive della casa editrice, una qualche ragione ci sar\u00e0, ma a me sfugge. Non mi sembra nemmeno che il titolo italiano sia pi\u00f9 bello o pi\u00f9 evocativo. Il titolo originale \u00e8 <em>Spook Country<\/em> che, a mio avviso, non significa Un Paese di Spettri, come molti traducono. Spook vuol dire, s\u00ec, fantasma in inglese, ma in americano ha assunto il significato di spia, cos\u00ec la traduzione \u00e8 Un Paese di Spie. L&#8217;essenza di un libro in cui tutti spiano e sono spiati. Molto pi\u00f9 bello.<\/p>\n<div class=\"related-posts\">\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni tanto \u00e8 giusto parlare un po&#8217; anche di libri, visto che la lettura \u00e8 la mia seconda attivit\u00e0 asociale, dopo il computer. 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