{"id":1290,"date":"2008-10-28T00:36:43","date_gmt":"2008-10-27T23:36:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/?p=1290"},"modified":"2025-08-22T18:16:12","modified_gmt":"2025-08-22T16:16:12","slug":"viaggio-in-ucraina-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/1290","title":{"rendered":"Viaggio in Ucraina&#8230; [1]"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>,,, non per parafrasare Goethe, ma perch\u00e9 questo \u00e8 quello che \u00e8. Un viaggio in auto di due musicisti, l&#8217;uno italiano, l&#8217;altro ucraino per tenere una serie di concerti sia in duo (violino e pianoforte) che come solisti, in un paese, l&#8217;Ucraina, politicamente e geograficamente ai confini della UE, ma anche il pi\u00f9 esteso in Europa dopo la Russia. Una distesa infinita solcata da grandi e lenti fiumi, in cui solo i Carpazi danno una pallida idea di montagna (2000 m). Un paese vecchio e nuovo nello stesso tempo, molto pi\u00f9 vecchio e molto pi\u00f9 nuovo di noi.<br \/>\nVi mandiamo queste note di viaggio cos\u00ec come ci sono arrivate, rubate ai tempi del sonno, delle prove e della guida, inviate sporadicamente da un internet caf\u00e9, dall&#8217;albergo, dalla rete di qualcun altro.<br \/>\n[Mauro]<\/em><\/p>\n<p><strong>Ogni cosa \u00e8 (comunque) illuminata.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La strada sembra infinita, verso l&#8217;Ucraina. In verit\u00e0 \u00e8 una lunghezza astratta, risultato della somma di due confini. O solo del confine tangibile che ancora impregna l&#8217;immagine collettiva di un aldil\u00e0, il territorio liminare post-post sovietico. Poco pi\u00f9 di mille chilometri, passando attraverso l&#8217;Austria (alla dogana un orologio fermo, ma le lancette sono innocentemente occultate dietro il nastro adesivo) e l&#8217;Ungheria, dove ci accodiamo, per far prima, ad un furgone di instancabili ucraini che fa la spola due volte alla settimana tra l&#8217;Italia e l&#8217;Ucraina. Tagliamo cos\u00ec per il centro di Budapest, che ci sfavilla davanti agli occhi, mentre una Ferrari ci romba alle spalle.<br \/>\nIl passaggio alla dogana ucraina, ci riserva, per\u00f2, il colpo di scena, che ci riporta al di qua, dietro quel confine, che poi, in fin dei conti, non \u00e8 cos\u00ec astratto. Il kontroll si sofferma sui violini che ci portiamo in viaggio. Essi, loro malgrado, non hanno certificato di propriet\u00e0 e sono, secondo il rigido ed inflessibile ragionamento della guardia &#8211; ovvero materialisticamente parlando &#8211; merce di contrabbando. Non ci resta che tornare a Kisvarda, ultima citt\u00e0 ungherese, mangiare qualcosa e pensare al domani.<\/p>\n<p><strong>E sull&#8217;Ucraina scese la notte.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passata la lingua dolcemente montagnosa dei Carpazi, la strada che porta da Uzgorod a Ternopil \u00e8 fra le pi\u00f9 tremende che si possano percorrere. Qui, in teoria, passa il corridoio 8 <em>[dovrebbe essere il corridoio 5; nota mia]<\/em>, che congiunge Kiev al resto d&#8217;Europa. Sulla carta la strada \u00e8 segnata come misnarodni, cio\u00e8 internazionale. Ovvero autostrada. Ma la velocit\u00e0 media che si riesce a percorrere \u00e8 di circa 50 km orari. Sembra che la terra, in questo tratto lungo quasi 200 Km, abbia riversato le sue rughe, flagellando la strada con una variet\u00e0 infinitesimale di buche, cunette, sterrati. A volte mancano le righe di segnalazione e, al buio, sembra di percorrere un corridoio senza uscita. Gi\u00e0 il buio. Appena scende l&#8217;oscurit\u00e0 nulla pi\u00f9 si riconosce, neanche gli orribili qvartiri, o le tradizionali isbe, case basse disseminate sulla strada. Nemmeno le chiese lignee, che di giorno, nuovamente, fanno luccicare le cupole argentee o dorate. Di fatto ogni paese che si incontra \u00e8 immerso totalmente nel buio. Nessuna luce sulla strada, nessun palazzo illuminato. Solo qualche umile finestra, che lascia trapelare insieme alla vita un colore rosso rapa, come il borsch. E allora appaiono, come anime sperdute, le faccie stravolte di giovanotti color della terra che guidano carri trainati da cavalli e che sbuffano sigarette, ucraini che aspettano, avvolti da una sinistra ma abituale oscurit\u00e0, il passaggio di un sudicio autubus. L&#8217; Ucraina \u00e8 buia, al calar della notte. E nera come la pece.<\/p>\n<p><strong>Welcome to Hotel Ruta<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Medova ulica significa via del miele. In questa via sfracellata di Ternopil si trova l&#8217;Hotel Ruta, di stile eminentemente sovietico. Oggi rimangono le pareti, come ingiallite dai neon, e quell&#8217;odore di polvere e di vecchio, inconfondibile, di un paese al quale non resta che lasciar consumare gli oggetti che appartengono al proprio passato. L&#8217;acqua calda \u00e8 disponibile dalle 19 alle 23 di sera: il direttore dell&#8217;albergo dice che \u00e8 cosi per tutta la citt\u00e0 di Ternopil. Il teatro filarmonico \u00e8 in pieno remont, come dicono qui. Si dice che siano arrivati un p\u00f2 soldi dal ministero e che per questo alcune filarmonie dell&#8217;Ucraina abbiano deciso di interrompere la programmazione. Ci sono i soldi per rifare i teatri, ma non per le orchestre. Meglio di niente.<br \/>\nPer il resto Ternopil \u00e8 una citt\u00e0 che ha qualcosa di balcanico, con un piccolo lago sul quale si affaccia un facsimile di tempio greco, dove \u00e8 insediato il Maxim, il locale notturno pi\u00f9 trendy della citt\u00e0, mentre le vecchie case rivelano un centro storico centro vitale come i brulichii transiberiani dei racconti di Checov. La cena riserva un autentico spaccato di vita ucraina: tavoli imbanditi in un sotterraneo illuminato con luci stroboscopiche e vecchie canzoni ri-mixate in stile nazionale (tra le quali anche la colonna sonora di un film con Bo Derek &#8211; Paradise ? ). Donne coi capelli lunghi e uomini rigorosamente con taglio corto. Stile nuovi russi. E vodka, vodka a fiumi.<\/p>\n<p><em>Continua&#8230;<\/em><\/p>\n<div class=\"related-posts\">\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>,,, non per parafrasare Goethe, ma perch\u00e9 questo \u00e8 quello che \u00e8. 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