{"id":1292,"date":"2008-10-31T02:45:40","date_gmt":"2008-10-31T01:45:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/?p=1292"},"modified":"2025-08-22T18:16:12","modified_gmt":"2025-08-22T16:16:12","slug":"viaggio-in-ucraina-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/1292","title":{"rendered":"Viaggio in Ucraina\u2026 [2]"},"content":{"rendered":"<p><em>Seconda parte<\/em><\/p>\n<p><strong>La nebbia di Luzk<\/strong><\/p>\n<p>Aleksandr Ivanovic \u00e8 un ebreo di Odessa. Abita a Ternopil, da quando vi \u00e8 stato spedito per assolvere gli obblighi militari. Abita in una casa nel centro storico, a due passi dal monumentale teatro di prosa, e versa 0,25 cl di vodka con un ritmo molto saggio e deciso, offrendoci burro e salsiccia. E&#8217; un maestro di violino e si rivolge agli amici con l&#8217;inconfondibile appellativo di tovarish. Ha settant&#8217;anni e berr\u00e0 vodka probabilmente per altri 15 ancora. Si dice qui che lui \u00e8 un ebreo buono. Non cos\u00ec, evidentemente, molti ebrei di Odessa. Ci saluta calorosamente e ci augura buona fortuna.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/6\/6f\/Lutsk02.JPG\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin: 10px 20px; float: left;\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/6\/6f\/Lutsk02.JPG\" alt=\"Luzk\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a>Prendendo la direzione a nord di Ivano-Frankivsk si raggiunge, passando per Leopoli, la citt\u00e0 di Luzk (Lutsk). Il confine polacco \u00e8 a poco pi\u00f9 di un\u2018ora di macchina. E&#8217; la regione (oblast) di Volyn&#8217;, dove il clima umido e la pioggia degli ultimi giorni fanno salire una densissima nebbia che confonde, per 150 km, il confine fra cielo e terra. Alle 2.30 di mattina, dopo circa 4 ore, una Mercedes appare sul ciglio della strada. E&#8217; segno che siamo arrivati.<\/p>\n<p><em>[nota mia: <a href=\"http:\/\/www.camera.lutsk.ua\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">c&#8217;\u00e8 questa webcam a Lutsk<\/a> puntata proprio sulla piazza del teatro]<\/em><\/p>\n<p>La Philarmonia di Luzk \u00e8 stata appena restaurata. Prima del concerto il direttore ci accoglie nel suo lucido abito grigio. &#8220;Italisky&#8221;, mi dice, stringendomi la mano. Ci fa vedere la stanza per cambiarci. Non \u00e8 riscaldata, e in tutto il teatro fa un freddo pungente ma sopportabile. Il pubblico arriva poco a poco. Molti giovani, molti anziani. Nessuno qui ha mai sentito musiche di Messiaen. E&#8217; la prima ucraina della sua Fantasia per violino e pianoforte. Siamo liberi di sentirci relativamente importanti.<\/p>\n<p><strong>Cani randagi<\/strong><\/p>\n<p>Aleksandr Dudek \u00e8 il factotum del teatro di Xmelnizk (Chmelnyzkyj). E&#8217; il fondatore di un ensemble (voce, violino, flauto, fisarmonica o bajan) e che ha voluto chiamare Alfresko. Repertorio: barocco italiano e tedesco. La cartolina, che ha un fondo di colore rosso &#8211; krasni che in russo significa rosso ha la stessa radice di bello, krassiva &#8211; recita:<\/p>\n<p><em>&#8220;Alfresko &#8211; (Italian al fresco in fresh, to paint over the fresh stucco), for our ensemble it&#8217;s the fresh, live sound, live voice &#8220;. <\/em><\/p>\n<p>Verso la strada per Xmelnizk (Chmelnyzkyj, 250 km a sud ovest di Luzk), infiniti villaggi solitari, come del resto in tutta l&#8217;Ucraina, e una quantit\u00e0 che non si calcola pi\u00f9 di chiese in costruzione. Forse l&#8217;Ucraina \u00e8 il paese dove oggi si costruiscono pi\u00f9 chiese al mondo. E&#8217; un Dio in remont, quello degli ucraini.<br \/>\nDopo il concerto veniamo invitati dal direttore del teatro a partecipare al ricevimento per il 70\u00b0 anniversario del teatro. Nella linea temporale scandita dall&#8217;anno zero staliniano, tutti i teatri si ritrovano ad avere la stessa et\u00e0. Tutti festeggiano il settantesimo compleanno. Ci sono i membri dell&#8217;orchestra, i custodi, i segretari. E, come al solito, ci sono vodka e cognac moldavo, formaggio e aringhe marinate; anche il locale champagne (champagnsky). E tutti sono felici.<\/p>\n<p>L&#8217;Ucraina \u00e8 piena di cani randagi. Piccoli branchi di bastardi trotterellano per le strade, nelle citt\u00e0. Sdraiati e inconsapevoli, si godono l&#8217;ultimo sole, prima che la temperatura scenda a venti gradi sotto zero.<br \/>\nRaggiungiamo la citt\u00e0 di Vinnizia abbastanza comodamente. Giunti di fronte al teatro, una grossa costruzione in stile sovietico, vedo due cani che stanno copulando. Sono a due passi da un monumento ripulito da falci e martelli in cui sono mostrate le foto dei cittadini che si sono meritati il plauso dell&#8217;amministrazione locale: c&#8217;\u00e8 un militare, una pianista, impiegati, imprenditori. Lo stile \u00e8 ancora sovietico, per\u00f2. In teatro ci accolgono una miriade di bambini e molti fiori, che \u00e8 usanza portare agli artisti durante gli applausi, che non sappiamo pi\u00f9 dove mettere. Anche questo \u00e8 sovietico.<br \/>\nFinito il concerto rimango in compagnia di Lesia, una delle segretarie del teatro, che ha presentato il concerto e che parla molto bene inglese. Beviamo t\u00e8 nero e ci raccontiamo la nostra vita. Vorrei una birra, ma dopo le nove di sera, secondo una nuova legge del governo ucraino, non si possono pi\u00f9 vendere alcolici (poi scopro che nessun rivenditore segue la legge). Lesia mi mostra la citt\u00e0 gi\u00e0 addormentata; ha 23 anni, due figli maschi, separata e bellissima. Guardo il cielo e non riconosco nessuna costellazione. Lei mi dice che sono romantico. Cerco di negare. Davanti alle luci giallastre dell&#8217;albergo ci scambiamo le mail e ci salutiamo come vecchi amici, che forse un giorno si rincontreranno.<\/p>\n<p><strong>Verso Kiev<\/strong><\/p>\n<p>Zhytomir dista poco pi\u00f9 di cento chilometri da Vinnizia. La grande piazza centrale \u00e8 un modello sovietico, con la statua del poeta nazionale Taras Shevcenko, il cinema, il palazzo del comune (gi\u00e0 Casa del Partito Comunista). Si dice sia una citt\u00e0 di ebrei; si dice anche che la maggior parte dei villaggi e delle citt\u00e0 di questa parte d&#8217; Ucraina sia stata fondata e sviluppata da comunit\u00e0 ebraiche, provenienti dalla Polonia, chiamate quaggi\u00f9 per incrementare le attivit\u00e0 commerciali.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/b11.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1294\" style=\"margin: 10px 20px; float: right;\" title=\"b11\" src=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/b11.jpg\" alt=\"babushka\" width=\"300\" \/><\/a>A Zhytomir \u00e8 nato uno dei pi\u00f9 grandi pianisti del XX\u00b0 Secolo: Sviatoslav Richter. In teatro Aleksander Ivanovich mi rivela con visibile orgoglio che il pianoforte che suoner\u00f2 era stato suonato anche da Richter stesso: marca Estonia, modello Royal, con falce e martello impressi sul telaio di ghisa. A parte questi dettagli, invitanti solo per i nostalgici di simbologie sovietiche, il pianoforte \u00e8 completamente da buttare. Dopo il concerto, un bimbo mi regala un portafortuna: un portachiavi e una specie di biglietto d&#8217;auguri, che cambia colore quando se ne cambia l&#8217;inclinazione. Poi Aleksander Ivanovich, che ha rinunciato qualche anno fa alla carica di direttore della Philarmonia, apre i brindisi con il cognac: dice che si vergogna del pianoforte, che la casa di Richter \u00e8 a pochi metri dal teatro, che non ci sono soldi, che la regione di Zhytomir \u00e8 stata una di quelle zone colpite dalla nube di Chernobyl (che, amaro destino o ironia della storia, significa letteralmente essere nero); dice anche che mi piaceranno le donne ucraine e che io piacer\u00f2 a loro. Qualche lacrima gli solca il bel viso da cosacco. Ricorda qualche personaggio dei film di Ejzenstein pur assomigliando incredibilmente a Sean Connery. Alziamo i bicchieri infinite volte e dopo infiniti saluti, partiamo per Kiev.<\/p>\n<p><strong>Intermezzo  1.  Coincidenze<\/strong><\/p>\n<p>Carl Gustav Jung, in uno dei suoi ultimi scritti, cerca di spiegare come alcune cose a volte accadono secondo un principio stocastico non ortodosso, che lui chiama sincronicit\u00e0. Ovvero coincidenze, fatti che si presentano alla nostra esperienza, e ci forzano a considerare principi non razionali. Lui, questi principi, li definisce nessi a-causali. Oppure, pi\u00f9 semplicemente, si potrebbe anche pensare che ognuno vive la propria esperienza secondo una proprio ignoto ma svelabile archetipo, il quale fa del mondo una continua fabbricazione di coincidenze, su misura, a propria immagine: un mondo come postulava William James, e poi forse anche i cibernetici, in cui la nostra esperienza del reale produce di continuo il reale;<\/p>\n<p><em>Il libro che Giovanna mi ha prestato per il viaggio, parla di Ebrei ucraini ed \u00e8 ambientato a Luzk.<\/em><\/p>\n<p><em>Il nome dell&#8217;autore (Safran) \u00e8 anche il nome di un bar di Vinnizia (pi\u00f9 vecchio del libro).<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ultimo concerto che facciamo \u00e8 in una sinagoga, adibita, dopo le epurazioni staliniste, a sala da concerti. <\/em><\/p>\n<p><em>Il protagonista del libro \u00e8 vegetariano, come Xenia, la fidanzata di Oles che ci segue nel viaggio. E mangia solo patate, come la fidanzata di Oles. <\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217; altro libro che ho preso con me \u00e8 di Henry James, fratello di William James.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ex direttore della Philarmonia di Zhytomir assomiglia a Sean Connery. Anche l&#8217;amico di Kiev, Anatoly, incontrato l&#8217;anno scorso,  assomiglia a Sean Connery.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217; attuale direttore della Philarmonia di Zhytomir \u00e8 stato a Poggiorusco (Mn). Non sono mai stato a Poggiorusco. Ma \u00e8 come se ci fossi stato. <\/em><\/p>\n<p><em>Lesia, e la sua amica, le uniche due ragazze con le quali faccio amicizia, sono dello Scorpione. <\/em><\/p>\n<div class=\"related-posts\">\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seconda parte La nebbia di Luzk Aleksandr Ivanovic \u00e8 un ebreo di Odessa. Abita a Ternopil, da quando vi \u00e8 stato spedito per assolvere gli obblighi militari. 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