{"id":1298,"date":"2008-11-04T00:29:03","date_gmt":"2008-11-03T23:29:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/?p=1298"},"modified":"2025-08-22T18:16:12","modified_gmt":"2025-08-22T16:16:12","slug":"viaggio-in-ucraina-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/1298","title":{"rendered":"Viaggio in Ucraina&#8230; [3]"},"content":{"rendered":"<p><em>Ultima puntata, Speriamo abbiate gradito&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/d\/d2\/Kiew_Dnepr.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" title=\"Kiev on the Dnepr; click to enlarge\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/d\/d2\/Kiew_Dnepr.jpg\" alt=\"Kiev on the Dnepr\" width=\"500\" height=\"138\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Intermezzo 2<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/Maidan_Nezalezhnosti2-scaled.jpeg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin: 10px 20px; float: right;\" title=\"Kiev\" src=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/Maidan_Nezalezhnosti2-scaled.jpeg\" alt=\"Kiev\" width=\"400\" height=\"272\" \/><\/a>Kiev appare nel suo splendore. E&#8217; illuminata come un palazzo orientale e ingioellata come una donna. La gente si riversa sul kreshatik, la grande, monumentale via centrale, e canta e balla. Kiev non \u00e8 l&#8217;Ucraina come New York non \u00e8 gli Stati Uniti. Al dei l\u00e0 dello Dnepr si accalcano i nuovi quartieri che sorgono sulle macerie delle periferie di ieri. Giganteschi silos inzuppati di vite umane sembrano nascere dal nulla: come a Las Vegas nascono dalla polvere di un deserto, queste nuove, sterminate cose abitate, e fanno pensare ai racconti di fantascienza, in cui i panorami disumanizzati sono l\u00ec a testimoniare di un mondo che fatica a riconoscersi.<\/p>\n<p><strong>Pop Star<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/d\/d5\/Maidan_Nezalezhnosti-Rivne.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin: 10px 20px; float: right;\" title=\"Rivne; click to enlarge\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/d\/d5\/Maidan_Nezalezhnosti-Rivne.jpg\" alt=\"Rivne\" width=\"400\" height=\"301\" \/><\/a>L&#8217;autobus che porta a <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Rivne\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rivne<\/a> parte dalla stazione dei treni di Kiev. Non \u00e8 un vero e proprio autobus. \u00c8 un cabinato, a 12 posti, che qui chiamano marshrutka. Costa il doppio degli autobus statali, ma \u00e8 molto pi\u00f9 veloce. Ogni giorno, in Ucraina, milioni di persone si spostano con questi mezzi. Impieghiamo 4 ore per arrivare a Rivne, citt\u00e0 che ogni giorno si affolla di gente per il bazaar, mercato all&#8217;aperto dove si trova tutto il necessario. A pranzo Pavlo Baginsky, il direttore d&#8217;orchestra, coreano di Mosca, figlio delle politiche transrazziali del comunismo orientale e trapiantato in Ucraina, mi illumina sulle differenze tra gli aggettivi rusky &#8211; russisky. Dice: &#8220;Tutto che quello che si riferisce alla grande stagione culturale della Russia fino al crollo della Soyuz \u00e8 chiamato rusky. Tutto quello che viene dopo, invece, \u00e8 russisky&#8221;. Leggo in questo calmo e attento specificare un tono quasi dispregiativo, nei confronti della nuova Federazione Russa. Non corre buon sangue fra molti russi e molti ucraini.<br \/>\nDopo il concerto, foto finale con ragazzine che studiano il francese ma che evidentemente trovano l&#8217;Italiano egualmente esotico.<br \/>\nE poi aspettiamo le due di notte, nella stazione degli autobus, circondata da qualche locale notturno, dal quale fuoriescono barcollanti minigonne e chiassose sacche di pelle nera; involucri accattivanti i primi e disgustosi i secondi, che contengono la vita notturna di Rivne. Arriviamo a Kiev alle sei e trenta, dopo una notte insonne passata ad ascoltare alla radio le pop stars dell&#8217;ex-madre russia.<\/p>\n<p><em>[<a href=\"http:\/\/webcams.ukrtelecom.ua\/?id=50\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">webcam a Rivne<\/a>, a volte un po&#8217; fuori fuoco; nota mia]<\/em><\/p>\n<p><strong>Il lungo ritorno (1)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/Dnipropetrovsk_view_2015_tov-tob.jpeg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" title=\"Dnipropetrovsk; click to enlarge\" src=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/Dnipropetrovsk_view_2015_tov-tob.jpeg\" alt=\"Dnipropetrovsk\" width=\"500\" height=\"637\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella mia stanza c&#8217;\u00e8 un odore acre e pungente di piscio. Alzo la testa sul soffitto e scopro una colonia di zanzare che sopravvivono purtroppo anche con il freddo. E&#8217; l&#8217;Hotel che ci ospita a <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Dnipropetrovs%27k\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Dnipropetrovsk<\/a>, citt\u00e0 che non ha ancora cambiato i nomi delle vie dopo il crollo dell&#8217;Unione Sovietica. La sala della philarmonia si trova in Lenin uliza, mentre l&#8217;albergo nelle vicinanze della Marxiskaja. Il teatro \u00e8, come al solito, in remont e i soldi per la ristrutturazione si raccimolano ospitando all&#8217;entrata un bazaar che vende ogni cosa: spazzolini da denti, accessori per la casa, indumenti a costi popolari, giornali, pellicce sintetiche, sigarette. Si accede sul palco da un&#8217;entrata laterale, dove in vestito da concerto, passiamo attraverso una fumosa sala da biliardo (noto al tavolo una bionda e una mora con pantaloni neri attillati che maneggiano la stecca, soddisfando appieno il pi\u00f9 esigente immaginario maschile) e di video poker, che qui chiamano automaty, ai quali sono automaticamente attaccati giovani dall&#8217;aria poco simpatica.<br \/>\nA Dnipropetrovsk in pochi parlano ucraino. Il russo \u00e8 la lingua ufficiale. L&#8217;Italia, come al solito, \u00e8 un immaginario collettivo, una specie di sogno presente nelle vie, nella gente: ma un sogno che si frantuma nella catena di ristoranti Celentano (dove si mangia malissimo), nelle canzoni di Ramazzotti e Masini alla radio, nel concerto di Toto Cotugno. E vedere il suo nome in cirillico fa un certo effetto.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/kharkiv-scaled.jpeg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" style=\"margin: 10px 20px; float: left;\" title=\"Kharkov; click to enlarge\" src=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/kharkiv-scaled.jpeg\" alt=\"Kharkov\" width=\"300\" height=\"197\" \/><\/a>Veniamo, scendendo a sud-est da Kiev verso Poltava, da <a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/kharkiv-scaled.jpeg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Kharkov<\/a> (Kharkiv), ex capitale ucraina dell&#8217;era sovietica. Fa un milione e mezzo d&#8217;abitanti e vi si trova la pi\u00f9 grande piazza d&#8217;Europa, come dice la guida, in stile post-cubista. In piena crescita economica Kharkov \u00e8 una citt\u00e0 viva, piena di caf\u00e8-bar, negozi e ristoranti. La Russia \u00e8 a soli 15 chilometri. Da qui parte l&#8217; autostrada, su su fino a Mosca. Alla sera dopo il concerto si mangia con Sergey, moscovita ma con origini del Kazakstan, che vive da quindici anni a Singapore ed \u00e8 appassionato di musica. Di lavoro installa impianti audio per auto. Entusiasta del nostro concerto ci offre la cena in uno dei ristoranti pi\u00f9 frequentati dai nuovi ucraini, legittima estensione dei nuovi russi: il Pappagallo Verde. Effettivamente, come mi mostra fieramente un cameriere fin troppo ossequioso, il variopinto animale se ne sta nella sua gabbia. Insieme a lui popolano il ristorante energumeni dai colli schiacciati, vestiti di nero o panna con cravatte sgargianti, accompagnati da bionde ossigenate in abito rosso-viola-rosa, con stivali neri fino alle ginocchia, e che fumano, una dietro l&#8217;altra, le sottili sigarette, quasi-simbolo dell&#8217; emancipazione femminile.<br \/>\nPrima di andare a dormire guardo fra le mie cose, e trovo uno spartito che una tale Olga Eduardovna (come leggo sul biglietto da visita) mi ha consegnato subito dopo il concerto. &#8220;Questa \u00e8 una mia composizione, tu devi suonarla&#8221;, mi ha detto, mentre non vedevo l&#8217;ora di togliermi lo smoking. Poi farfuglia qualcosa che non capisco. I suoi occhi sono segnati da un&#8217;incalcolabile tristezza, e il suo corpo, ricurvo e modesto, provato forse da qualche malanno cronico. Nel stringerle la mano e nel ringraziarla, le provoco una smorfia di dolore che non so scusare. Si prova qualcosa che deve assomigliare alla vergogna, nel non capire ci\u00f2 che le persone dicono, nel non sapere, alla fine, chi sono e da dove vengono.<\/p>\n<p><strong>Intermezzo 2 (prima del lungo ritorno 2)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cioran dice, in Storia e Utopia, che il popolo russo (estendo la cosa anche agli ucraini) possiede una speciale inclinazione ed ossessione per la grandezza. Bolshoy (grande; sic) kolossalna, catastropha, sono normali aggettivazioni disseminate nei discorsi degli abitanti di questo pezzo di pianeta. Vi \u00e8 nell&#8217;eloquio, un&#8217;appariscente e megalomane tendenza all&#8217;approssimazione per eccesso. Il risorgimento dell&#8217;anima slava\/russa\/ucraina si attacca ad un&#8217;isterica quanto encomiabile attenzione per le manifestazioni di quell&#8217;individualismo eroico e anche un po&#8217; maschilista (e oggi, comunque, consumistico e lievemente pornografico) che l&#8217;etica comunista ha cercato di estirpare, ottenendo al contrario una generazione di nazionalisti e sessisti, per la verit\u00e0, un po&#8217; goffi.<\/p>\n<p><strong>Il lungo ritorno (2)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quattro giorni ci separano dalla frontiera ungherese. Sulla via sbagliamo strada e ci troviamo faccia a faccia di fronte alla Moldavia. Non nascondiamo una certa curiosit\u00e0 di varcare il limite, visto, a quanto si dice, che in Moldavia ci siano delle donne bellissime. Non appuriamo la cosa e, dopo 900 km di autostrada ucraina, pensiamo bene di fare rotta verso Ivano &#8211; Frankivsk e poi, l&#8217;indomani, verso Uzgorod, dove abbiamo l&#8217;ultimo concerto. A Ivano &#8211; Frankisvsk, ci fermiamo per una visita alla citt\u00e0. Nella chiesa della Madre del Nostro Signore (nome attribuitole solo negli anni \u201860, in onore al poeta nazionale Ivan Franko) ci si rende conto di come Dio qui sia forte e fisico, corporeo. Il senso religioso che trasuda dalla gente \u00e8 fatto di ardenti baci alle icone, di un continuo e danzante segnarsi, in senso contrario al segno cristiano-romano, di ex-voto depositati ai piedi delle immagini votive. L&#8217;inginocchiamento repentino e senza esitazione di vecchi e giovani ha qualcosa di imbarazzante e allo stesso tempo ammirevole, come \u00e8 imbarazzate ed ammirevole ogni segno che unisce in s\u00e9 abbandono, fiducia, speranza, rassegnazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Uzgorod, tranquilla cittadina adagiata sul fiume Uz ( che significa biscia ) e appoggiata al confine slovacco (2 Km, che si possono fare a piedi) alloggiamo nel sovietico Hotel Zakarpathia, al decimo piano, in classe economica, cio\u00e8 senza televisione. L&#8217;acqua calda c&#8217;\u00e8, come sempre, al mattino e alla sera. Di fronte alla mia stanza una nuova cattedrale ortodossa. Guardandola, mi pare di stare a Baghdad. Mangiamo benissimo in un ristorante che si chiama Old Continent, a nostre spese. Un opuscolo turistico rivela come qui vivano, side by side, ucraini, rom, slovacchi, cechi, ebrei, ungheresi, qualche tedesco. L&#8217;indomani, alle sette e mezza di mattina, siamo pronti per apparire sulla National Transcarpatian Radio and Television, per l&#8217;ennesima intervista. La conduttrice, molto carina e gentile con il suo tailleur su misura, \u00e8 intonata perfettamente con il divano giallo e verde; io, faccia stravolta, col solito vestito color tabacco, mentre Oles indossa il gessato del sarto pi\u00f9 famoso di Kiev, tale Voronin, che lo fa apparire il pi\u00f9 ucraino degli ucraini. L&#8217; abito, direi, fa il monaco.<br \/>\nIl concerto \u00e8 stasera alle 18.00. Siamo sicuri che andr\u00e0 tutto bene&#8230;<\/p>\n<div class=\"related-posts\">\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ultima puntata, Speriamo abbiate gradito&#8230; Intermezzo 2 Kiev appare nel suo splendore. E&#8217; illuminata come un palazzo orientale e ingioellata come una donna. La gente si riversa sul kreshatik, la grande, monumentale via centrale, e canta e balla. 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