{"id":1711,"date":"2009-08-08T00:01:04","date_gmt":"2009-08-07T22:01:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/?p=1711"},"modified":"2025-08-22T18:11:43","modified_gmt":"2025-08-22T16:11:43","slug":"a-pierre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/1711","title":{"rendered":"A Pierre. Dell&#8217;Azzurro silenzio, inquietum"},"content":{"rendered":"<p>Luigi Nono: A Pierre. Dell&#8217;Azzurro silenzio, inquietum (1985)<br \/>\na pi\u00f9 cori, per Flauto contrabbasso in Sol, Clarinetto contrabbasso in Si bemolle e live electronics(1985)<\/p>\n<p>Roberto Fabbriciani, Flauto<br \/>\nCiro Scarponi, Clarinetto<\/p>\n<p>Possibilmente ascoltatelo con qualcosa di meglio delle cassettine da computer.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"A Pierre, &quot;Dell&#039;azurro silenzio, inquietum&quot;\" width=\"584\" height=\"438\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/jc9IQBgG6IY?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dedicato a Pierre Boulez per i suoi 60 anni (compiuti il 26 marzo 1985), A Pierre. Dell&#8217;azzurro silenzio, inquietum fu eseguito per la prima volta il 31 marzo 1985 a Baden-Baden, con Roberto Fabbriciani, Ciro Scarponi e la realizzazione live electronics dell&#8217;Experimentalstudio di Friburgo. La partitura porta la data 20 febbraio 1985.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La collaborazione con Fabbriciani (flauto) e Scarponi (clarinetto) e l&#8217;indagine sui loro strumenti ha un posto di grande rilievo nella ricerca dell&#8217;ultimo decennio di Nono, nello scavo nella vita interiore del suono compiuto con l&#8217;aiuto dell&#8217;elettronica dal vivo e di alcuni interpreti congeniali. La ricchezza di armonici del flauto contrabbasso \u00e8 uno degli aspetti indagati nel pezzo, dove l&#8217;apporto degli strumentisti dal vivo e quello del live electronics \u00e8 difficilmente distinguibile, perch\u00e9 si persegue una compiuta integrazione, una fusione tra suoni dal vivo e suoni elaborati elettronicamente: insieme formano una fascia sonora ininterrotta caratterizzata da un continuo fluttuare, da una mobilit\u00e0 interna delicatissima e incessante, composta nello spazio e per lo spazio, alle soglie tra il suono e l&#8217; &#8220;azzurro silenzio&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mobilit\u00e0 e spazialit\u00e0 sono aspetti decisivi e spiegano perch\u00e9 Nono pu\u00f2 usare a proposito di un pezzo per due strumenti l&#8217;espressione \u2039\u2039a pi\u00f9 cori\u203a\u203a, riprendendo la terminologia veneziana del secolo dei Gabrieli, da lui usata in molte altre occasioni (ad esempio chiam\u00f2 &#8220;cori&#8221; i sette gruppi strumentali di <em>No hay camino, hay que caminar\u2026Andrej Tarkovskij<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrisse nel breve testo di presentazione:<br \/>\nPi\u00f9 cori continuamente cangianti per formanti di voci-timbri-spazi interdinamizzati e alcune possibilit\u00e0 di trasformazione del live electronics \u2039\u2039Pi\u00f9 cori continuamente cangianti\u203a\u203a: di questo appunto si tratta. Nella parte dei due solisti, con dinamiche quasi sempre comprese tra &#8220;piano&#8221; (p) e &#8220;pianissimo&#8221; (ppppp), con rare incursioni fino al &#8220;mezzo forte&#8221;, \u00e8 richiesta una continua variet\u00e0 di modi di emissione, dal suono in emissione ordinaria a quello in cui prevale il rumore d&#8217;aria, con presenza variabile o assenza di altezze determinate, dai sovracuti suoni &#8220;eolien&#8221;, ai suoni con fischio, ai cluster, ai bicordi di armonici, dove talvolta dovrebbe apparire, come intermittente, discontinuo &#8220;suono ombra&#8221;, il suono fondamentale dei bicordi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;elettronica, determinante per l&#8217;articolazione nello spazio, aiuta a rendere percepibili i suoni degli strumenti, di incorporea levit\u00e0, li trasforma e se ne appropria attraverso il &#8220;delay&#8221;, facendo in modo che con breve &#8220;ritardo&#8221; il suono registrato entri a far parte del suono complessivo. Con il delay il suono dello strumento si ascolta anche quando il solista tace, e anche in questa continuit\u00e0 si riconosce un aspetto della fusione tra strumenti ed elettronica che \u00e8 determinante nel pezzo.<br \/>\n[Paolo Petazzi in <a href=\"http:\/\/www.cematitalia.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">cematitalia<\/a>]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nota mia:<br \/>\nIl ritardo di cui sopra non \u00e8 propriamente breve, musicalmente parlando. Si tratta di due delay di 12 secondi, a tratti utilizzati anche in serie per un totale di 24 secondi. In questo modo si crea il continuum sonoro.<\/p>\n<div class=\"related-posts\">\n<div id=\"related-posts-MRP_all\" class=\"related-posts-type\">\n<h3>RELATED:<\/h3>\n<ul>\n<li><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/617\">Sofferte Onde Serene<\/a><\/li>\n<\/ul><\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luigi Nono: A Pierre. 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