{"id":211,"date":"2006-10-25T13:09:16","date_gmt":"2006-10-25T11:09:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/?p=211"},"modified":"2025-08-22T18:14:34","modified_gmt":"2025-08-22T16:14:34","slug":"oltre-il-loro-tempo-farben","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/211","title":{"rendered":"Oltre il loro tempo: Farben"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ogni tanto, nella storia della musica, saltano fuori delle composizioni che vanno oltre il loro tempo. E questo non nel senso che sono delle grandi opere, punti di partenza per le generazioni future, ma proprio perch\u00e9, per qualche strana e indefinibile ragione, il loro linguaggio travalica la contemporaneit\u00e0 dando vita a qualcosa di difficilmente databile. Qualcosa che, agli occhi di qualcuno che pure conosca bene la storia della musica occidentale, appare come un oggetto difficilmente inseribile in un periodo storico, un pezzo al quale viene assegnata una data di molto posteriore alla sua nascita, un brano quasi sfuggito di mano allo stesso compositore perch\u00e9 nemmeno lui, probabilmente, \u00e8 in grado di comprendere completamente ci\u00f2 che ha fatto.<br \/>\nProprio per questo, di solito si tratta di composizioni che non sono cos\u00ec apprezzate al momento della loro presentazione, perch\u00e9 hanno qualcosa di inusuale o comunque suonano &#8220;strane&#8221;. Spesso sono difficili da capire perch\u00e9 il loro linguaggio non \u00e8 ancora completamente codificato, ma il perch\u00e9 e il come, in quel momento sono inspiegabili. Soltanto la storia pu\u00f2 dirlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il caso di Farben di Arnold Schoenberg. Il terzo dei 5 pezzi per orchestra op. 16, composti nel 1909.<br \/>\nIn questi pezzi l&#8217;ambientazione espressionista e il linguaggio atonale che la sostiene raggiungono i livelli pi\u00f9 alti.<br \/>\nMelodia, armonia e perfino il ritmo (l&#8217;elemento pi\u00f9 criticato e meno innovativo in Schoenberg) sono sentiti in un unico spazio polifonico nel quale il totale cromatico viene utilizzato pienamente in modo libero, innovativo e indipendente.<br \/>\n\u00c8 il periodo atonale di questa seconda scuola di Vienna, che va dal 1909 al 1923 (anno di definizione della teoria dodecafonica). A mio avviso si tratta di uno dei periodi pi\u00f9 fecondi per Schoenberg. La libert\u00e0 di sperimentare e la ricchezza inventiva che si respirano nelle composizioni di quest&#8217;epoca saranno difficilmente eguagliate, anche negli anni seguenti.<br \/>\n&#8220;Farben&#8221;, posto dall&#8217;autore come sottotitolo a questo brano, significa &#8220;colori&#8221;, ma in tedesco, questa parola, unita a Klang (suono), assume il significato di timbro musicale (Klangfarben) ed \u00e8 proprio il timbro l&#8217;elemento portante di questo pezzo in cui Schoenberg fa un passo decisivo verso quella Klangfarbenmelodie (melodia di timbri) che \u00e8 sempre stato uno dei suoi sogni.<br \/>\nLa leggenda, infatti, narra di Farben come nato da una discussione fra Schoenberg e Malher (suo estimatore e protettore), sull&#8217;idea di creare un brano basato non su una successione di altezze (note), ma su una successione di timbri.<br \/>\nQui Schoenberg ci prova e in parte ci riesce.<br \/>\nFarben inizia con un accordo di cinque note (do, sol#, si, mi, la) lungamente tenuto che si alterna fra 2 gruppi strumentali: 2 flauti, clarinetto, fagotto, viola, l&#8217;uno e corno inglese, tromba (sordina) fagotto corno (sordina), viola, l&#8217;altro, con il contrabbasso a fungere da legame.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/S-op16-3-trasp.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 \u00e8 quasi impossibile rinunciare all&#8217;articolazione delle altezze nella nostra musica. Farlo, significa approdare a qualcosa di radicalmente diverso ed era decisamente impossibile farlo nel 1909.<br \/>\nCos\u00ec dentro a Farben c&#8217;\u00e8 anche un canone a 5 voci quasi impercettibile perch\u00e9 le melodie passano da uno strumento all&#8217;altro e la sua identificazione \u00e8 resa anche pi\u00f9 complessa da gruppetti di suono puntuali (quasi polvere) di densit\u00e0 crescente.<br \/>\nSembra che Schoenberg abbia voluto utilizzare il canone per dare un&#8217;unit\u00e0 formale all&#8217;insieme, nascondendolo, per\u00f2, alla percezione conscia, un po&#8217; come certe strutture bachiane che sostengono alcuni brani dell&#8217;Arte della Fuga o delle Variazioni Goldberg, risultando visibili solo a un esame della partitura. Qui la percezione \u00e8 di una apparente staticit\u00e0 iniziale che si frammenta, via via, in una molteplicit\u00e0 di voci fino al ricongiungimentol finale in un cangiante tessuto sonoro.<br \/>\nGrazie a questa impostazione sperimentale, Farben assume all&#8217;ascolto una forma assolutamente inusuale per quei tempi, ma proiettata verso un futuro possibile. \u00c8 un brano breve: soltanto 44 battute che, inserite nel bel mezzo del furore espressionista dell&#8217;op. 16, suonano come un intermezzo meditativo. Una delle immagini citate a proposito di questo pezzo da Schoenberg pittore, parla dei riflessi di luce sulle acque di un lago. Per\u00f2, isolato, potrebbe benissimo apparire come un pezzo pre-ligeti degli anni &#8217;60 o come qualcosa dello Xenakis di fine &#8217;50, ma anche se qualcuno lo scrivesse oggi, non lo riterrei un pezzo datato.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Ascolto: <a href=\"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/S-op16-3.mp3\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Farben<\/a><\/span><\/p>\n<p>Qui invece avete un tentativo di analisi in video (meglio andare su youtube per poter ingrandire a tutto schermo)<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Analyse de Farben (Schoenberg)\" width=\"584\" height=\"438\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/tFT6NIYMF1I?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<div class=\"related-posts\">\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni tanto, nella storia della musica, saltano fuori delle composizioni che vanno oltre il loro tempo. 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