{"id":2162,"date":"2010-09-04T01:29:09","date_gmt":"2010-09-03T23:29:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/?p=2162"},"modified":"2025-08-22T18:13:30","modified_gmt":"2025-08-22T16:13:30","slug":"il-bug-del-copyright","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/2162","title":{"rendered":"Il bug del copyright"},"content":{"rendered":"<p>Tempo fa, a uno studente che voleva sapere qualcosa di pi\u00f9 su Stockhausen, avevo consigliato di leggere l&#8217;<em>Intervista sul genio musicale<\/em>, un lungo colloquio con il nostro, a cura di Myra Tannenbaum, Ed. Laterza, Bari, 1985.<\/p>\n<p>Qualche giorno fa mi ha scritto che non si trova.<\/p>\n<p>Incredulo, vado a cercare sulle pi\u00f9 note librerie online e ha ragione: non si trova da nessuna parte. Allora vado sul sito dell&#8217;editore, cerco per titolo e mi esce &#8220;Nessun libro trovato&#8221;. Il vecchio effetto si ripete. I libri scompaiono, come in <em>Fahrenheit 451<\/em> dove vengono bruciati, solo che stavolta a farli sparire non sono i pompieri, ma gli avvocati con il supporto delle leggi sul copyright.<\/p>\n<p>Questo effetto combinato del mercato e del copyright \u00e8 demenziale. Intere biblioteche composte da tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato stampato, ma che non pu\u00f2 contare su un mercato planetario, sono state ingoiate dal buco nero del copyright a causa di una legge che anni fa, tutto sommato, era ragionevole, ma che in seguito a una serie di estensioni, si \u00e8 trasformata in un killer culturale.<\/p>\n<p>Facciamo un esempio prendendo proprio il gi\u00e0 citato Fahrenheit 451. Ray Bradbury lo ha pubblicato nel 1953. Secondo la legge dell&#8217;epoca, sarebbe diventato di dominio pubblico, al massimo quest&#8217;anno, nel 2010. Nel &#8217;53, infatti, secondo la legislazione americana, il copyright si estendeva per 28 anni, con la possibilit\u00e0 di un rinnovo altrettanto lungo (totale 56 anni).<\/p>\n<p>Questa possibilit\u00e0 dell&#8217;opt-in era molto importante. Dopo 28 anni, infatti, doveva presentarsi un editore intenzionato ad usufruire di questa opzione e quindi, si presume, a sfruttare commercialmente l&#8217;opera. In caso contrario, il copyright decadeva.<\/p>\n<p>Era un buon sistema per far s\u00ec che le opere che avevano acquisito una popolarit\u00e0 duratura continuassero ad essere sul mercato, mentre per quelle di minore impatto mercantile, si aprivano le porte del pubblico dominio e della circolazione privata fra gli interessati. In effetti, questo era il destino del 93% dei libri, mentre solo sul 7% si esercitava il rinnovo.<\/p>\n<p>Le estensioni approvate via via negli anni hanno portato la durata del copyright a sfiorare il secolo (se nulla cambia, Fahrenheit 451 entrer\u00e0 nel pubblico dominio nel 2049), ma, cosa ben peggiore, hanno tolto la consuetudine dell&#8217;opt-in, per cui tutto \u00e8 automaticamente copyrighted per il periodo fissato.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 assurda, comunque, \u00e8 il fatto che il diritto permane anche se il detentore non fa nulla per rendere disponibile sul mercato l&#8217;opera. Questo fatto danneggia chi la vuol leggere, ma anche l&#8217;autore o i suoi eredi, che potrebbero, invece, cercare di ricavarne qualcosa.<\/p>\n<p>Infine, l&#8217;unico modo in cui il mio studente pu\u00f2 leggere l&#8217;intervista con Stockhausen \u00e8 farsela prestare o, se vuole averne una copia, commettere un reato.<\/p>\n<div class=\"related-posts\">\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tempo fa, a uno studente che voleva sapere qualcosa di pi\u00f9 su Stockhausen, avevo consigliato di leggere l&#8217;Intervista sul genio musicale, un lungo colloquio con il nostro, a cura di Myra Tannenbaum, Ed. Laterza, Bari, 1985. 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