{"id":2680,"date":"2012-05-29T01:11:18","date_gmt":"2012-05-29T00:11:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/?p=2680"},"modified":"2025-08-22T18:13:30","modified_gmt":"2025-08-22T16:13:30","slug":"il-disastro-del-lago-di-aral","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/2680","title":{"rendered":"Il disastro del lago d&#8217;Aral"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/aral-pic.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-2692\" style=\"margin: 5px 20px; float: right;\" title=\"aral-pic\" src=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/aral-pic.jpg\" alt=\"Ex lago di Aral\" width=\"320\" height=\"296\" \/><\/a>Pensavo che queste immagini di navi da pesca abbandonate in mezzo al deserto fossero famosissime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era un po&#8217; che volevo parlare del disastro ecologico del lago di Aral, o meglio ex lago di Aral. Non l&#8217;ho fatto perch\u00e9 ero convinto che fosse universalmente noto. Poi, conversando con un po&#8217; di gente, mi sono reso conto che \u00e8 solo vagamente noto, quindi ve lo racconto, con l&#8217;aiuto di wikipedia.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Aral (in russo Aralskoje More, \u0410\u0440\u0430\u043b\u044c\u0441\u043a\u03bf\u0435 \u043c\u03bf\u0440\u0435; in kazako \u0410\u0440\u0430\u043b \u0422\u0435\u04a3\u0456\u0437\u0456) \u00e8 un lago salato di origine oceanica, situato alla frontiera tra l&#8217;Uzbekistan (nel territorio della repubblica autonoma del Karakalpakstan) e il Kazakistan. Il nome deriva dal chirghiso &#8220;Aral Denghiz&#8221;, che significa &#8220;mare delle isole&#8221;, a causa delle numerose isole che erano presenti nei pressi della costa orientale. \u00c8 talvolta chiamato erroneamente mare d&#8217;Aral, poich\u00e9 possiede due immissari (Amu Darya e Syr Darya) ma non ha emissari che lo colleghino all&#8217;oceano; \u00e8 infatti un bacino endoreico.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un bacino endoreico \u00e8 semplicemente un bacino idrografico senza emissari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 interessante chiedersi come un bacino endoreico possa mantenersi in equilibrio, visto che l&#8217;acqua entra, ma non esce. Come mai non si espande oltre un certo limite?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta \u00e8 la stessa dei mari e degli oceani: l&#8217;evaporazione. \u00c8 l&#8217;evaporazione a far s\u00ec che il lago possa espandersi fino a un certo punto, ma non oltre, in proporzione alla quantit\u00e0 di acqua che riceve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la cosa non sta ancora in piedi se non si aggiunge un altro tassello. Il bacino idrografico che alimenta il lago, infatti, pu\u00f2 essere anche immenso. Quello del Mar Caspio, per esempio, si estende per diversi milioni di km<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bilancio con l&#8217;evaporazione forma un lago di &#8220;soli&#8221; 371000 km<sup>2<\/sup>. Questo perch\u00e9 l&#8217;evaporazione aumenta esponenzialmente con la superficie del lago. Pi\u00f9 la massa d&#8217;acqua \u00e8 estesa, pi\u00f9 l&#8217;evaporazione incide. Ad un certo punto si arriva all&#8217;equilibrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo equilibrio, tuttavia, \u00e8 precario. Il clima, l&#8217;esposizione solare e le precipitazioni condizionano sia l&#8217;entit\u00e0 dell&#8217;evaporazione che la quantit\u00e0 di acqua affluente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di conseguenza, questi specchi d&#8217;acqua possono manifestare grosse variazioni di superficie, non solo in tempi lunghi nel corso della loro storia, ma anche su tempi dell&#8217;ordine di pochi mesi, seguendo variazioni dell&#8217;andamento meteorologico stagionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;evaporazione, infatti, aumenta con la temperatura e diminuisce con l&#8217;umidit\u00e0 relativa (la cosiddetta pressione di vapore): all&#8217;aumentare della temperatura aumenta il flusso evaporante, ma via via che ci si avvicina alla saturazione, il flusso diminuisce fino a stabilizzarsi. Il vento, per\u00f2, portando via l&#8217;umidit\u00e0 (cio\u00e8 il vapore acqueo), favorisce l&#8217;evaporazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;equilibrio \u00e8 delicatissimo. Ci\u00f2 nonostante le variazioni del lago non comportano quasi mai la sua estinzione perch\u00e9 al diminuire della superficie d&#8217;acqua, diminuisce anche l&#8217;evaporazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contrariamente a quanto si dice, non abbiamo notizie storiche di sparizioni e riapparizioni del lago di Aral. Si sa, invece, che la sua superficie si \u00e8 ridotta fino al 1880 per poi aumentare fino al 1908. Si sa anche che nell&#8217;antichit\u00e0 aveva un emissario che portava le sue acque fino al mar Caspio e che fungeva da via navigabile collegata alla via della seta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il disastro inizi\u00f2 ai primi del &#8216;900, quando si cominciarono ad utilizzare le acque dei suoi due immissari per alimentare le coltivazioni. All&#8217;inizio, comunque, lo sfruttamento era contenuto e non si not\u00f2 niente di strano, anzi il lago sembrava crescere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;immediato dopoguerra, per\u00f2, l&#8217;utilizzo delle acque dell&#8217;Amu Darya e del Syr Darya fece un salto notevole: le loro acque vennero prelevate da svariati canali al fine di irrigare i neonati vasti campi di cotone delle aree circostanti.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sin dal 1950 si poterono osservare i primi vistosi abbassamenti del livello delle acque del lago. Gi\u00e0 nel 1952 alcuni rami della grande foce a delta dell&#8217;Amu Darya non avevano pi\u00f9 abbastanza acqua per poter sfociare nel lago. Il piano di sfruttamento delle acque dei fiumi a scopo agricolo aveva come responsabile Grigory Voropaev. Voropaev durante una conferenza sui lavori dichiar\u00f2, a chi osservava che le conseguenze per il lago sarebbero state nefaste, che il suo scopo era proprio quello di &#8220;far morire serenamente il lago d&#8217;Aral&#8221;. Era infatti cos\u00ec abbondante la necessit\u00e0 di acqua che i pianificatori arrivarono a dichiarare che l&#8217;enorme lago era ritenuto uno spreco di risorse idriche utili all&#8217;agricoltura e, testualmente, &#8220;un errore della natura&#8221; che andava corretto.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un atteggiamento che oggi passa per folle, ma che negli anni 50\/60 non lo era. Non voglio in alcun modo giustificarlo, ma solo inquadrarlo storicamente. Fino al diffondersi di una certa coscienza ecologica, la specie umana ha fatto migliaia di interventi di questo tipo (e anche oggi continua a farli) con risultati a volte buoni, a volte disastrosi, ma pi\u00f9 spesso non ottimali, ma nemmeno cos\u00ec terribili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo deviato e interrato fiumi con effetti a volte pessimi, ma altre volte non cos\u00ec cattivi. Credo che meno di 1\/1000 degli abitanti delle citt\u00e0 siano consci di quanti fiumi interrati scorrano sotto i loro piedi (e quanto grandi siano) e di come siano stati deviati e rimodellati quelli esistenti. Per esempio, non so quanti moscoviti che passeggiano nel centralissimo quartiere Presnenskij sappiano che sotto i loro piedi scorre il Presnja, affluente non proprio piccolo della Moscova (in compenso, i genovesi si sono ben accorti dell&#8217;esistenza del Fereggiano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella nostra storia abbiamo desertificato intere zone e bonificato paludi rendendo abitabili altri terreni, abbiamo spianato montagne, costruito isole e tagliato canali per collegare mari e oceani nonostante tonnellate di profezie avverse. Tutte queste azioni hanno cambiato il volto del pianeta, ma non decisamente in bene o in male. Hanno effetti positivi e negativi, per\u00f2 secondo me, nella maggior parte dei casi non ci \u00e8 andata cos\u00ec male, prova ne sia il fatto che spesso non sappiamo nemmeno che queste cose sono state fatte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio, sarebbe interessante sapere quanti di coloro che atterrano al Kansai International Airport (Osaka) o a Kobe, sanno che la terra su cui posano i piedi non c&#8217;era, prima che gli aeroporti venissero progettati (sono isole artificiali).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso del lago di Aral, i pianificatori ritenevano che il lago, una volta ridotto ad una grande palude acquitrinosa sarebbe stato facilmente utilizzabile per la coltivazione del riso, ma hanno sbagliato i calcoli, se mai li hanno fatti. Quello che invece \u00e8 accaduto \u00e8 che<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso di quattro decenni la linea della costa \u00e8 arretrata in alcuni punti anche di 150 km lasciando al posto del lago un deserto di sabbia salata invece del previsto acquitrino. A causa infatti della sua posizione geografica (si trova al centro dell&#8217;arido bassopiano turanico) \u00e8 soggetto a una forte evaporazione che non \u00e8 pi\u00f9 compensata dalle acque degli immissari. L&#8217;impatto ambientale sulla fauna lacustre \u00e8 stato devastante. Per far posto alle piantagioni, i consorzi agricoli non hanno lesinato l&#8217;uso di diserbanti e pesticidi che hanno inquinato il terreno circostante. Il vento che spira costantemente verso est\/sud-est trasportando la sabbia, salata e tossica per i pesticidi, ha reso inabitabile gran parte dell&#8217;area e le malattie respiratorie e renali hanno un&#8217;incidenza altissima sulla popolazione locale. Le polveri sono arrivate fino su alcuni ghiacciai dell&#8217;Himalaya.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/Aralsee.gif\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2689 alignleft\" style=\"margin: 10px 20px; float: left;\" title=\"Aralsee\" src=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/Aralsee.gif\" alt=\"Mappa\" width=\"139\" height=\"204\" \/><\/a>Al posto delle acque del lago oggi ci sono 40 000 km<sup>2<\/sup> di zona secca, di colore bianco a causa del sale sul terreno, denominati deserto del Karakum.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cliccando questa immagine animata (guardatela per circa 30 sec.) potete apprezzare l&#8217;entit\u00e0 del disastro.\u00a0Dal 1987 il lago si \u00e8 diviso in due: la parte a nord, pi\u00f9 piccola, \u00e8 chiamata Piccolo Aral e quella a sud, ovviamente, Grande Aral. La diminuzione della superficie d&#8217;acqua ha superato il punto di non ritorno e senza interventi la totale scomparsa del lago sarebbe ormai inevitabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I pochi interventi sono iniziati nel 2000 con la messa in sicurezza della base militare sovietica che sorgeva su una delle isole.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per anni una grave preoccupazione era costituita dall&#8217;installazione militare sovietica abbandonata dal 1992, i cui resti si trovano tuttora su quella che una volta era l&#8217;isola di Vozro\u017edenie. In quella base infatti venivano condotti esperimenti di armamenti chimico-batteriologici. A causa dell&#8217;abbassamento del livello del lago, tale isola ormai era di fatto diventata parte della terraferma e facilmente raggiungibile. La presenza di fusti di antrace e di altri agenti tossici era nota e confermata sia dalle autorit\u00e0 ex-sovietiche, sia dalle autorit\u00e0 uzbeke, sia da quelle statunitensi incaricate di indagare sulla effettiva pericolosit\u00e0 del luogo. Tale installazione \u00e8 stata bonificata definitivamente nel 2002 con uno sforzo congiunto delle autorit\u00e0 del Kazakistan e dell&#8217;Uzbekistan coadiuvate da consulenti statunitensi. Periodici sopralluoghi vengono via via effettuati nella zona per accertare l&#8217;eventuale persistenza di agenti tossici.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">La difficolt\u00e0 dell&#8217;intervento \u00e8 acuita dal fatto che il territorio dell&#8217;Aral \u00e8 diviso fra Kazakistan e Uzbekistan. Inoltre i suoi ex affluenti interessano anche Tagikistan, Turkmenistan, Kirghizistan ed in parte Afghanistan.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stato attuale, l&#8217;unica nazione che ha intrapreso provvedimenti concreti per la situazione \u00e8 il Kazakistan. In pratica, al di l\u00e0 di alcuni accordi formali tra loro, i governi delle altre nazioni che insistono nell&#8217;area interessata al passaggio dei due fiumi non hanno intrapreso significative azioni comuni per ripristinare l&#8217;afflusso delle acque verso il bacino del lago. Il motivo \u00e8 che la coltivazione del cotone impiega ormai una quantit\u00e0 di lavoratori cinque volte maggiore di quella che una volta era impiegata nella pesca, che peraltro era concentrata nei soli Kazakistan ed Uzbekistan. Inoltre i terreni che le acque del lago hanno scoperto ritirandosi hanno mostrato di essere ricchissimi giacimenti di gas naturale. Nel corso del 2006 un importante accordo per lo sfruttamento del sottosuolo del lago \u00e8 stato raggiunto tra il governo dell&#8217;Uzbekistan, la societ\u00e0 russa LUKoil, la Petronas, la Uzbekneftegaz e la China National Petroleum Corporation. Un eventuale ritorno dell&#8217;acqua al livello originario sulla riva uzbeka renderebbe complicato questo genere di attivit\u00e0.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;intervento kazako, finanziato dalla Banca Mondiale, si \u00e8 concentrato sul Piccolo Aral e ha comunque raggiunto dei risultati notevoli. \u00c8 stata costruita una diga per isolare il lago a nord dalla parte sud e ricongiunto al lago l&#8217;antico affluente Syr Darya, seppure con afflusso ridotto.<\/p>\n<p>Grazie a ci\u00f2<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 2003 al 2008 la superficie del Piccolo Aral \u00e8 passata da 2.550 km\u00b2 a 3.300 km\u00b2. Nello stesso periodo la profondit\u00e0 \u00e8 passata da 30 a 42 metri. In alcuni villaggi \u00e8 ripresa l&#8217;attivit\u00e0 di pesca dopo che alcune specie di pesci erano state reintrodotte proprio per tentare di rendere la pesca nuovamente praticabile. Nel 2011, secondo le dichiarazione del presidente kazako Nursultan Nazarbayev, la quantit\u00e0 di pescato del Piccolo Aral \u00e8 arrivata a 6000 tonnellate. Secondo gli imprenditori locali, il pescato del 2011 ammonterebbe addirittura a 18.000 tonnellate. Le acque del lago, inoltre, sono risultate abbastanza pulite da essere potabili e la salinit\u00e0 \u00e8 tornata ai livelli simili a quelli pre-1960.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo dimostra che, una volta fatto il danno, non tutto \u00e8 perduto e che politiche e investimenti mirati possono ripristinare, almeno in parte, la situazione originaria. Tuttavia l&#8217;ambiente \u00e8 transnazionale e spesso una delle cose pi\u00f9 difficili da ottenere \u00e8 il consenso di tutti i paesi interessati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Kazakistan, che ha nel proprio territorio il Piccolo Aral, ha aderito al programma di salvataggio, ma l&#8217;Uzbekistan, nel cui territorio giace quanto rimane del Grande Aral, no.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le autorit\u00e0 dell&#8217;Uzbekistan ritengono che ormai la situazione sia talmente compromessa che l&#8217;unica soluzione sia quella di investire nel rinverdimento del deserto lasciato dal lago evaporato invece di provvedere ad un suo eventuale nuovo riempimento. Stanno avendo un discreto successo delle opere di rimboschimento di Haloxylon ammodendron, un arbusto noto anche con il nome di &#8220;albero del sale&#8221;, in grado di vivere in ambienti aridi e dalla salinit\u00e0 elevata. Secondo un piano curato da autorit\u00e0 tedesche, uzbeke e kazake, nel giro di 10 anni circa 300.000 ettari saranno rimboschiti con questo tipo di vegetazione. L&#8217;obiettivo \u00e8 quello di ridurre del 60%-70% la velocit\u00e0 del vento al suolo durante le frequenti tempeste di sabbia in modo da ridurre sensibilmente la quantit\u00e0 di polveri che i venti portano nei dintorni.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec abbiamo due strategie praticamente opposte che tendono entrambe alla riduzione del danno, ma in modi diversi. Entrambe sono maledettamente costose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adesso ci potrebbero stare tonnellate di commenti moralisti del tutto inutili, perci\u00f2 mi asterr\u00f2 dal farli. Solo in parte l&#8217;uomo \u00e8 in grado di imparare dai propri errori. Pi\u00f9 spesso la memoria \u00e8 soverchiata da considerazioni contingenti o che appaiono tali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;unico aspetto positivo di questa storia \u00e8 che, proprio in tempi recenti, sul fondo prosciugato del lago sembra siano riapparsi i resti, risalenti al XIII-XIV secolo, di un&#8217;antica citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche altra immagine della zona del disastro (click per ingrandire).<\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"5\" cellpadding=\"5\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/aral.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2691 alignnone\" title=\"aral\" src=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/aral.jpg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"193\" \/><\/a><\/td>\n<td><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/AralskHarbor.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2695\" title=\"AralskHarbor\" src=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/AralskHarbor.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"150\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/Aral_Sea_22.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2694\" title=\"Aral_Sea_22\" src=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/Aral_Sea_22.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"133\" \/><\/a><\/td>\n<td><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/225416471.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-2703\" title=\"Aral\" src=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/225416471.jpg\" alt=\"\" width=\"234\" height=\"178\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<div class=\"related-posts\">\n<div id=\"related-posts-MRP_all\" class=\"related-posts-type\">\n<h3>RELATED:<\/h3>\n<ul>\n<li><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/3634\">Genesi: Sebasti\u00e3o Salgado a Venezia<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/1999\">Complessit\u00e0 climatiche (1)<\/a><\/li>\n<\/ul><\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pensavo che queste immagini di navi da pesca abbandonate in mezzo al deserto fossero famosissime. 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