{"id":3469,"date":"2013-08-23T17:56:02","date_gmt":"2013-08-23T15:56:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/?p=3469"},"modified":"2025-08-22T18:15:01","modified_gmt":"2025-08-22T16:15:01","slug":"retromania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/3469","title":{"rendered":"Retromania"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-3471\" style=\"float: right; margin: 5px 20px;\" title=\"retromania\" src=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/retromania.jpg\" alt=\"\" width=\"181\" height=\"279\" srcset=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/retromania.jpg 181w, https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-content\/retromania-97x150.jpg 97w\" sizes=\"(max-width: 181px) 100vw, 181px\" \/><\/p>\n<p>Sto leggendo Retromania, di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Simon_Reynolds\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Simon Reynolds<\/a> (Isbn Edizioni, Milano, 2011, 506 pagg., \u20ac 26.90). Non l&#8217;ho ancora finito (sono circa a met\u00e0), quindi questa \u00e8 una recensione parziale, comunque fin qui mi sembra un libro decisamente ben scritto e argomentato, ricco di fatti, quasi troppo e questo \u00e8 il suo unico limite: avrebbe potuto risparmiarci un po&#8217; di queste 433 (506 con bibliografia e indici) pagine. Per\u00f2 non mi lamento: avercene di critici con questa profondit\u00e0 di analisi e documentazione. Ottima anche la traduzione di Michele Piumini.<\/p>\n<p>Qui Reynolds esamina la tendenza al remake che ha colpito la scena pop\/rock a partire dal nuovo millennio, simboleggiata dall\u2019apertura, nell\u2019Aprile 2000, del Memphis Rock\u2019n\u2019Soul Museum presso lo Smithsonian Institution.<\/p>\n<p>Questa faccenda, in effetti, \u00e8 una delle cose che mi colpiscono maggiormente nella musica attuale, raramente in senso positivo, pi\u00f9 spesso negativamente. Come recita l\u2019introduzione,<\/p>\n<blockquote><p>un tempo il pop ribolliva di energia vitale &#8230; i duemila sembrano invece irrimediabilmente malati di passato &#8230;<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non sappiamo pi\u00f9 essere originali? Cosa succeder\u00e0 quando esauriremo il passato a cui attingere? Riusciremo ad emanciparci dalla nostalgia e a produrre qualcosa di nuovo?<\/p><\/blockquote>\n<p>Ma mi rendo conto che il significato negativo che io attribuisco alla retromania pu\u00f2 dipendere anche dal fatto che io ho vissuto quel passato e quell&#8217;energia vitale, perci\u00f2 non riesco ad accettare facilmente i rifacimenti proposti dalla musica attuale che finiscono spesso per sembrarmi delle brutte copie prive della forza e del significato dell&#8217;originale.<\/p>\n<p>Comunque, fra le domande che l&#8217;autore si pone, la prima e l\u2019ultima mi sembrano le pi\u00f9 stringenti. La seconda, a mio avviso, \u00e8 inutile: il passato, infatti, non si esaurisce mai. Come le mode insegnano, c\u2019\u00e8 sempre qualcosa da rifare o qualche modo diverso di rifarlo.<\/p>\n<p>Stiamo, infatti, assistendo ad una celebrazione del passato che interessa tutti i settori, nessuno escluso: dal pi\u00f9 comune, quello dell\u2019abbigliamento, fino all\u2019arredamento, alla televisione, al cinema, a giocattoli e videogiochi, all\u2019alimentazione, per arrivare al retro-porno (tipo il vintage hairy, il porno prima dell\u2019avvento della depilazione totale).<\/p>\n<p>Nel tentativo di dare una spiegazione, il testo di Reynolds si apre con una impressionante e un po\u2019 angosciante retrologia: una lista di date e fatti che copre il decennio 2000\/2009 e va dai musei celebrativi come il gi\u00e0 citato Memphis Rock\u2019n\u2019Soul Museum o l\u2019Experience Music Project di Paul Allen, passa per le reunion (pi\u00f9 di 30, forse 40 in 10 anni: in molti casi una funerea parata di individui attempati e acciaccati, spesso ancora in grado di suonare bene, ma che si atteggiano squallidamente a ventenni), e arriva ai concerti delle tribute band e alle riedizioni\/rifacimenti di dischi e perfino di avvenimenti storici (come l\u2019attraversamento in massa di Abbey Road l\u20198 Agosto 2009, 40 anni dopo quello dei Beatles per la copertina dell\u2019album omonimo).<\/p>\n<p>Per quel che riguarda la musica pop, l\u2019ipotesi centrale \u00e8 che uno degli elementi scatenanti di questa tendenza sia l\u2019accumulo reso possibile da internet. Sulla rete si mette ormai tutto e c\u2019\u00e8 posto per tutto. Fotografie, canzoni, video, spezzoni televisivi, libri, vecchie riviste, grafica e chi pi\u00f9 ne ha, pi\u00f9 ne metta. Con l\u2019apparizione dei cellulari multifunzione, tutti girano con una videocamera, una macchina fotografica e un registratore. Documentare il presente e metterlo in rete \u00e8 facilissimo, ma il presente diventa rapidamente passato. Inoltre, la gente, ormai, mette in internet non solo l\u2019attualit\u00e0, ma anche i propri ricordi e generalmente quello che ama o che reputa importante: cimeli sotto forma di immagini fisse, video e suono stanno saturando lo spazio disponibile in rete, spazio che, per\u00f2, continua ad allargarsi grazie alla riduzione del costo delle memorie di massa.<\/p>\n<p>La condivisione di tutto questo materiale, poi, \u00e8 imposta da coloro che offrono lo spazio. Entit\u00e0 come You Tube guadagnano solo grazie alla pubblicit\u00e0 e quest\u2019ultima \u00e8 attirata solo dalla quantit\u00e0 dei contatti. Ne consegue che il materiale disponibile deve essere condiviso e deve essere molto (sia la qualit\u00e0 che i contenuti non hanno grande importanza; quello che conta \u00e8 che generino contatti).<\/p>\n<p>A questo punto, secondo Reynolds,<\/p>\n<blockquote><p>il puro e semplice volume del passato musicale accumulato ha cominciato ad esercitare una sorta di attrazione gravitazionale.<br \/>\n[&#8230;]<br \/>\nI musicisti divenuti maggiorenni in questo periodo sono cresciuti in un clima caratterizzato da un grado di accessibilit\u00e0 del passato travolgente e senza precedenti<\/p><\/blockquote>\n<p>Inoltre, aggiungo io, per ragioni anagrafiche, non hanno vissuto il passato e quindi ne sono affascinati.<\/p>\n<p>Di conseguenza<\/p>\n<blockquote><p>l\u2019esigenza di movimento, di arrivare da qualche parte, poteva essere soddisfatta altrettanto facilmente (anzi, pi\u00f9 facilmente) volgendosi a questo immenso passato e non guardando avanti.<\/p><\/blockquote>\n<p>In effetti, un paragone fra la disponibilit\u00e0 attuale e quella mia o di Reynolds (io sono del &#8217;54, lui del &#8217;63) \u00e8 improponibile. Ai nostri tempi, il passato spariva. Gli album andavano rapidamente fuori catalogo e se non si acquistavano nei primi anni erano facilmente perduti. Per di pi\u00f9, il file sharing dei tempi andati si limitava alle audio-cassette e l&#8217;accesso ai dischi dipendeva dalla disponibilit\u00e0 economica.<\/p>\n<p>Oggi, nell&#8217;oceano di internet si pu\u00f2 pescare quasi tutto al solo costo della connessione (peraltro necessaria anche per altre cose) ed \u00e8 quindi normale andare ad ascoltarlo, cos\u00ec come \u00e8 facile crogiolarvisi dentro. La situazione della creativit\u00e0 attuale \u00e8 resa difficile proprio dal fatto che, a differenza di quanto avveniva prima di internet, il passato non scompare mai. Io, per esempio, avevo 12\/13 anni quando ho iniziato ad ascoltare seriamente il rock e ho conosciuto prima i gruppi miei contemporanei (ex: Beatles, Stones e gli altri) e solo qualche anno dopo ho ascoltato quelle che erano le radici di queste band, cio\u00e8 il blues e il rock&#8217;n roll. Attualmente, invece, tutto \u00e8 contemporaneamente disponibile.<\/p>\n<p>Nello stesso modo, io vedevo dei dischi e delle band diventare vecchi, mentre altri generi e band nascevano. Avevo, cio\u00e8, una percezione del tempo lineare e orientata da un passato verso un futuro. Attualmente, invece, il movimento \u00e8 stato sostituito dall&#8217;accumulo: non si va da un passato, con delle cose che invecchiano e scompaiono, a un futuro che propone delle novit\u00e0, ma si aggiungono altre cose che si stratificano in un immenso deposito che tende ad annullare il tempo e a produrre quello Reynolds chiama stallo temporale il cui effetto finale \u00e8 di bloccare qualsiasi tendenza al progresso (inteso come semplice movimento, senza un giudizio di valore) e produrre un continuo rimescolamento di ci\u00f2 che esiste o \u00e8 esistito.<\/p>\n<ul>\n<li>Qui <a href=\"http:\/\/retromania-isbn.blogspot.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">il blog dedicato al libro<\/a>, in italiano, con ampi estratti.<\/li>\n<li>Altri blog dell&#8217;autore, in inglese<\/li>\n<ul>\n<li><a href=\"http:\/\/retromaniabysimonreynolds.blogspot.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Retromania<\/a><\/li>\n<li><a href=\"http:\/\/retromaniafootnotes.blogspot.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Retromania &#8211; the foot notes<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<\/ul>\n<div class=\"related-posts\">\n<div id=\"related-posts-MRP_all\" class=\"related-posts-type\">\n<h3>RELATED:<\/h3>\n<ul>\n<li><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/2165\">1-Bit Symphony<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/1460\">Abbey Road reloaded<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/452\">The Musical Box<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/374\">Kritiko Allucinato?<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/214\">Le ragioni del cambiamento<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/212\">Il momento del cambiamento<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/87\">Boulez sulla tradizione<\/a><\/li>\n<\/ul><\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sto leggendo Retromania, di Simon Reynolds (Isbn Edizioni, Milano, 2011, 506 pagg., \u20ac 26.90). 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