{"id":401,"date":"2007-01-18T00:01:28","date_gmt":"2007-01-17T23:01:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/?p=401"},"modified":"2025-08-22T18:14:33","modified_gmt":"2025-08-22T16:14:33","slug":"no-surrender","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/401","title":{"rendered":"No Surrender!"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.wanpela.com\/holdouts\/profiles\/onoda\/onoda1974.jpg\" alt=\"Onoda\" align=\"left\" hspace=\"20\" vspace=\"10\" \/><\/p>\n<p>Chiss\u00e0 quale strana connessione mentale mi fa passare dalle micronazioni ai soldati giapponesi convinti che la guerra non sia mai finita (io scrivo questi post tutti insieme, poi dico a wordpress quando pubblicarli).<br \/>\nComunque questo \u00e8 quanto.<\/p>\n<p>I casi dei soldati giapponesi perduti, rimasti in assetto di guerra per molti anni dopo la fine del conflitto sono parecchi.<br \/>\nAndando pi\u00f9 o meno in ordine e limitandoci ai casi pi\u00f9 famosi, cominciamo da Peleliu.<br \/>\nLa battaglia di Peleliu fu, insieme a Tarawa e Iwo Jima, una delle pi\u00f9 sanguinose della guerra del pacifico. Gli americani persero 9800 uomini e i giapponesi 13000. Soltanto 300 giapponesi si arresero e furono presi prigionieri.<br \/>\nUna trentina, al comando del tenente Tadamichi Yamaguchi, si nascosero in alcune caverne e vi rimasero fino al 1947, quando furono scoperti. Uno di loro venne catturato.<br \/>\nPer convincere gli altri a uscire senza combattere, gli americani portarono sull&#8217;isola l&#8217;ammiraglio Michio Sumikawa che parl\u00f2 ai soldati con un megafono. Nessuna risposta.<br \/>\nSoltanto dopo l&#8217;intervento del loro compagno prigioniero, che port\u00f2 loro giornali e lettere dei familiari, i giapponesi uscirono arrendendosi a 80 marines, mentre il tenente Yamaguchi consegnava la sua spada all&#8217;ufficiale americano in comando. Era il 21 aprile 1947.<br \/>\nAnche a Guadalcanal non meno di 100 soldati giapponesi continuarono a combattere, suddivisi in piccoli gruppi, fino all&#8217;autunno del 1947. Il 27 ottobre di quell&#8217;anno, l&#8217;ultimo combattente nipponico si arrese ai militari australiani. Aveva con s\u00e9 una baionetta rotta, una vanga e una bottiglia d&#8217;acqua.<br \/>\nNel 1948 finalmente si arrese un gruppo di 10\/20000 (s\u00ec, 20000) soldati rimasti isolati nelle montagne della Manciuria e solo nel 1951, un gruppetto di giapponesi rintanato nell&#8217;isola di Anatahan, si convinse che la guerra era terminata. Il punto \u00e8 che le operazioni per convincerli continuavano dal 1945 (6 anni).<br \/>\nUn altro fu trovato nel 1953 a Tinian e uno nel 1965 nell&#8217;isoletta di Vella Lavella, parte delle Isole Salomone. Fu necessario l&#8217;intervento dell&#8217;ambasciatore giapponese per convincerlo.<br \/>\nI &#8220;ritrovamenti&#8221; continuarono per tutto il &#8216;900. I casi pi\u00f9 famosi sono quelli di Teruo Nakamura che si arrese nel 1973 sull&#8217;isola di Morotai e di Hiroo Onoda (nella foto), nel 1974 sull&#8217;isola di Lubang, nelle Filippine.<br \/>\nQuest&#8217;ultimo fu un caso particolarmente difficile. Nonostante l&#8217;esercito filippino gli consegnasse giornali, lettere, una radio e a dispetto anche dell&#8217;intervento del proprio fratello, Onoda non volle credere che la guerra fosse finita. Chi lo tir\u00f2 fuori fu Norio Suzuki, uno studente, un dropout che vagava per le isole, che divenne suo amico e a cui confid\u00f2 di essere tuttora in attesa di ordini. Suzuki allora contatt\u00f2 il maggiore Taniguchi, ex-comandante di Onoda, che gli invi\u00f2 l&#8217;ordine di resa. Solo allora Hiroo Onoda usc\u00ec dalla giungla consegnando il suo fucile in perfetta efficienza, 500 pallottole e varie bombe a mano, con il saluto immortalato dalla foto. Tutto questo 29 anni dopo la fine della guerra e 15 anni dopo essere stato dichiarato morto.<br \/>\nIn fondo era semplice: bastava dargli quello che aspettava per uscirne con onore. In Giappone divenne famoso e scrisse un libro intitolato, appunto, No Surrender.<\/p>\n<p>Qui, <a href=\"http:\/\/www.wanpela.com\/holdouts\/\">un sito sui soldati giapponesi perduti<\/a>.<\/p>\n<div class=\"related-posts\">\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiss\u00e0 quale strana connessione mentale mi fa passare dalle micronazioni ai soldati giapponesi convinti che la guerra non sia mai finita (io scrivo questi post tutti insieme, poi dico a wordpress quando pubblicarli). Comunque questo \u00e8 quanto. 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