{"id":778,"date":"2007-11-18T00:01:47","date_gmt":"2007-11-17T23:01:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/archives\/778"},"modified":"2025-08-22T18:14:36","modified_gmt":"2025-08-22T16:14:36","slug":"quarti-di-tono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/778","title":{"rendered":"Quarti di tono"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"http:\/\/static.flickr.com\/104\/275062923_dc037cefa4_m.jpg\" alt=\"\" \/>Dai <a href=\"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/archives\/733\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">quarti di tono incidentali di Van Halen<\/a>, passiamo ai quarti di tono intenzionali di Charles Ives (1874\u20131954) con questi <em>Three Quarter-Tone Pieces for Two Pianos<\/em> del 1924 (sono gli anni in cui, in Europa, i Viennesi formalizzano le regole della dodecafonia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 interessante e anche divertente sapere qualcosa di pi\u00f9 sul rapporto tra Ives e la microtonalit\u00e0 e sul modo in cui quest&#8217;ultima viene ottenuta in questi pezzi.<br \/>\nRendere microtonale un pianoforte, in effetti, \u00e8 un problema. A prima vista, sembra che ci siano solo due modi: o si riaccorda interamente il pianoforte, perdendo, per\u00f2, met\u00e0 dell&#8217;estensione, oppure si ricorre a uno strumento appositamente costruito.<br \/>\nC&#8217;\u00e8, per\u00f2, una terza via ed \u00e8 quella utilizzata da Ives in questi pezzi: usare due pianoforti uno dei quali \u00e8 accordato 1\/4 di tono pi\u00f9 alto dell&#8217;altro. Ovviamente i due strumenti devono essere uguali e i due pianisti devono essere molto accurati sia come tempo che come tocco e dinamiche perch\u00e9 il tutto deve suonare come un unico strumento e vi sono accordi e frasi in cui l&#8217;uno esegue note complementari all&#8217;altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rapporti fra Ives e la microtonalit\u00e0 sono curiosi e risalgono all&#8217;infanzia in una famiglia di musicisti. Il padre, per\u00f2, era anche un appassionato di bricolage. Aveva costruito una specie di arpa fra cui aveva teso 24 o pi\u00f9 corde per sperimentare con i quarti di tono. In seguito, come racconta lo stesso Ives, aveva composto alcune canzoni in quarti di tono e cercava di convincere la famiglia a cantarle, tentativo rapidamente abbandonato per essere ripreso solo come forma di punizione.<br \/>\nCi\u00f2 nonostante, al piccolo Charles, alcune di queste canzoni, quelle che erano temperate e usavano i microtoni solo come note di passaggio, piacevano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ives ricorda anche il padre aveva l&#8217;orecchio assoluto, ma lo considerava una cosa disturbante e quasi vergognosa, affermando che &#8220;tutto \u00e8 relativo; solo i pazzi e le tasse sono assoluti&#8221;. E ad un amico, diplomato al conservatorio di Boston, che gli chiedeva come mai, nonostante il suo orecchio, insistesse nel produrre dissonanze al piano, rispose &#8220;Io avr\u00f2 anche l&#8217;orecchio assoluto, ma, grazie a Dio, il piano non ce l&#8217;ha&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;influenza del padre spiega anche l&#8217;atteggiamento di Charles Ives nei confronti della tonalit\u00e0: &#8220;Non vedo perch\u00e9 la tonalit\u00e0, come tale, debba essere eliminata, cos\u00ec come non vedo perch\u00e9 debba sempre essere presente&#8221;.<br \/>\nCos\u00ec, mentre in Europa si preparava un conflitto ideologico atonale contro tonale, in America si assestavano i fondamenti di quell&#8217;atteggiamento neutrale che avrebbe prodotto gente come Cage, Feldman, Wolff e molti altri, estendendo la sua influenza fino al presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo brano, il primo e il terzo movimento erano stati concepiti per un unico pianoforte con due tastiere. Un ordigno del genere era stato effettivamente costruito in via sperimentale e in pratica, era costituito da due arpe, due meccaniche e due tastiere sovrapposte, incluse nello stesso box. Questi due movimenti sono basati su una serie di accordi, quasi nello stile di un inno, che all&#8217;inizio lasciano all&#8217;orecchio il tempo di assorbire le stranezze prodotte dai quarti di tono. Si nota in modo particolare nel I\u00b0 mov. che presenta all&#8217;ascoltatore il materiale sonoro in modo graduale, quasi didattico. Ci\u00f2 non toglie che, alle nostre orecchie educate al sistema temperato, l&#8217;insieme dia spesso l&#8217;impressione di un pianoforte scordato.<br \/>\nSu questo tessuto, si dispiega poi una linea cantabile che, nel III\u00b0 mov., riprende e distorce una canzone popolare (America, my country &#8216;tis of thee), sottolineando il verso &#8220;land where my fathers died!&#8221;.<br \/>\nL&#8217;allegro, invece, \u00e8 vigoroso e vivace, diviso ritmicamente fra i due pianoforti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco anche <a href=\"http:\/\/www.tierceron.com\/diss\/diss.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">una tesi di Myles Skinner<\/a> in inglese che discute l&#8217;utilizzo della microtonalit\u00e0 nella musica occidentale moderna.<\/p>\n<p>Charles Ives &#8211; Three Quarter-Tone Pieces for Two Pianos (1924)<br \/>\nElizabeth Dorman and Michael Smith, piano<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"IVES Three Quarter Tone Pieces for Two Pianos w\/ TMC Fellows\" width=\"584\" height=\"329\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/wwj8mTiZi8o?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<div class=\"related-posts\">\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dai quarti di tono incidentali di Van Halen, passiamo ai quarti di tono intenzionali di Charles Ives (1874\u20131954) con questi Three Quarter-Tone Pieces for Two Pianos del 1924 (sono gli anni in cui, in Europa, i Viennesi formalizzano le regole &hellip; <a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/778\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[212],"tags":[668,849],"class_list":["post-778","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-900-storico","tag-microtonalita","tag-ives"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/778"}],"collection":[{"href":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=778"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/778\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18322,"href":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/778\/revisions\/18322"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=778"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=778"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=778"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}