{"id":782,"date":"2007-11-23T03:58:23","date_gmt":"2007-11-23T02:58:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/archives\/782"},"modified":"2025-08-22T18:12:37","modified_gmt":"2025-08-22T16:12:37","slug":"delusion-of-the-fury","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/782","title":{"rendered":"Delusion of the Fury"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Di Harry Partch abbiamo gi\u00e0 parlato <a href=\"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/archives\/tag\/partch\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">su queste pagine<\/a>. Artista personalissimo, a cavallo fra il &#8216;900 storico e il contemporaneo (1901-1974), capace di ideare e costruire una propria strumentazione che non si basa sul temperamento equabile e per questo isolato, ma ci\u00f2 nonostante sempre presente a s\u00e9 stesso e consapevole del suo essere compositore (ricordiamo che durante la grande depressione vagava come un senzatetto e tuttavia era in grado di pubblicare un giornaletto dal titolo <em>Bitter Music<\/em> &#8211; Musica Amara), Partch ha sempre portato avanti la sua sfida all&#8217;estetica corrente, quale essa fosse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la sua musica, non tonale, non atonale, ma anzi completamente esterna a questo dualismo, (sviluppando quell&#8217;atteggiamento prettamente americano che gi\u00e0 troviamo in Ives e altri), Harry Partch raggiunge livelli di grande potenza, come in questa ultima opera del 1965-66, eseguita una sola volta mentre era ancora in vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Delusion of the Fury: A Ritual Of Dream And Delusion, per 25 strumenti (mai utilizzati tutti insieme), 4 cantanti e 6 attori\/ballerini\/mimi, accosta un dramma giapponese nel primo atto a una farsa africana nel secondo, realizzando quel concetto di teatro totale che integra musica, danza, arte scenica e rituale da sempre caro all&#8217;autore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;opera non ha un vero e proprio libretto, nel senso narrativo dell&#8217;opera europea. Tutta l&#8217;azione \u00e8 danzata e\/o mimata.<br \/>\nNelle parole di Partch, il primo atto \u00e8 sostanzialmente un&#8217;uscita dall&#8217;eterno ciclo di nascita e morte rappresentato dal pellegrinaggio di un guerriero in cerca di un luogo sacro in cui scontare la penitenza per un omicidio, mentre l&#8217;ucciso appare nel dramma come spettro, dapprima a rivivere e far rivivere al suo assassino il tormento dell&#8217;omicidio, trovando infine una riconciliazione con la morte nelle parole &#8220;Prega per me!&#8221;.<br \/>\nIl secondo atto \u00e8 invece una riconciliazione con la vita che passa attraverso la disputa, nata per un equivoco, fra un hobo sordo e una vecchia che cerca il figlio perduto. Alla fine, i due vengono trascinati di fronte a un confuso giudice di pace sordo e quasi cieco che, equivocando a sua volta, li scambia per marito e moglie e intima loro di tornare a casa, mentre il coro intona all&#8217;unisono un ironico inno (&#8220;come potremmo andare avanti senza giustizia?&#8221;) e la disputa si stempera nell&#8217;assurdit\u00e0 della situazione.<br \/>\nL&#8217;opera si conclude con stessa invocazione del finale del primo atto (&#8220;Pray for me, again&#8221;), lanciata da fuori scena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui il <a href=\"http:\/\/staging.maurograziani.org\/wordpress\/archives\/784\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">video originale<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"related-posts\">\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Harry Partch abbiamo gi\u00e0 parlato su queste pagine. 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