{"id":87,"date":"2006-08-16T19:19:37","date_gmt":"2006-08-16T17:19:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.maurograziani.org\/wordpress\/?p=87"},"modified":"2025-08-22T18:16:14","modified_gmt":"2025-08-22T16:16:14","slug":"boulez-sulla-tradizioneboulez-about-tradition","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/87","title":{"rendered":"Boulez sulla tradizione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n<a href=\"http:\/\/renewablemusic.blogspot.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Renewable Music<\/a> riporta una bella citazione in cui Boulez paragona la tradizione al telefono senza fili<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 un gioco che facevamo da bambini. Ci si siede intorno a un tavolo, il primo sussurra una frase all&#8217;orecchio del proprio vicino &#8220;Ho il fazzoletto in tasca&#8221;.<br \/>\nLa frase passa da orecchio a orecchio, sempre pi\u00f9 veloce, e come diventa alla fine? &#8220;Il gatto mangia la cioccolata&#8221;.<br \/>\nEcco. Questa \u00e8 la tradizione &#8211; spesso solo l&#8217;eredit\u00e0 di manierismi. Qualcuno imita gesti senza capire il loro spirito.<br \/>\n<em>[trad. mia]<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trovo questo paragone molto bello e centrato. Rende conto anche della distanza.<br \/>\nD&#8217;altronde Boulez non \u00e8 mai stato tenero con i recuperi di qualsiasi tipo. Leggete <a href=\"http:\/\/www.abbadiani.it\/italiano\/dossiers\/Personaggi\/Boulez.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">questa intervista a Repubblica<\/a> datata 2000:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Maestro Boulez, come vede la musica del nostro tempo?<\/em><br \/>\n&#8220;In uno stato di regressione, pigrizia e mancanza di coraggio. Per paura del presente ci si rifugia in brutte copie del passato, ovvero il cosiddetto post-modernismo, esecrabile. Negli anni &#8217;50, dopo la guerra, quando non c&#8217;era pi\u00f9 niente da perdere, la guerra aveva gi\u00e0 azzerato tutto, si era pi\u00f9 intrepidi, non si temevano sperimentazioni radicali. Ora si \u00e8 ossessionati dalla conservazione. Nelle arti, e nella societ\u00e0 in generale, si teme la perdita d&#8217;identit\u00e0: in quella gran miscela che \u00e8 diventato il mondo si ha come il terrore di annullarsi dentro una massa ibrida e confusa, senza pi\u00f9 profili e caratteri. Perci\u00f2 ci si difende tuffandosi nella propria cultura e nel passato. Col risultato di due tendenze: la mania dell&#8217; autenticit\u00e0 e della filologia, vedi il revival di Bach e del barocco mitizzato come epoca d&#8217;oro; e il mito della caricatura, ovvero rifare, naturalmente meno bene, cose immaginate cento anni fa o di pi\u00f9. Accade ovunque, nella musica come in architettura, coi vari orripilanti neoellenismi&#8230; Spaventosi come il post- moderno in musica&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Crede nelle contaminazioni con la musica pop?<\/em><br \/>\n&#8220;No! Trovo il pop alienante e opprimente. Apprezzo la vitalit\u00e0 dei suoi interpreti, ma \u00e8 un&#8217;energia che potrebbe essere indirizzata verso obiettivi pi\u00f9 interessanti. E&#8217; una musica fatta di clich\u00e9 che cambiano, come la moda. Mi fa pensare a un certo modo di mettere il berretto: un anno con la visiera davanti, l&#8217; anno dopo di lato, e ora tutti la portano indietro&#8230; Il pop \u00e8 dominato da superficialit\u00e0 e imitazione. L&#8217;unico che mi ha interessato \u00e8 stato Frank Zappa, curioso, avventuroso, radicale. Apparizione eccezionale in quel contesto&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lei fu un pioniere nel campo dell&#8217;informatica musicale. I risultati attuali sono pari alle sue aspettative?<\/em><br \/>\n&#8220;Lo sviluppo \u00e8 interessante ma ancora molto deve accadere. Se un tempo si temeva che la tecnica soffocasse l&#8217;interprete, oggi ci si rende conto che \u00e8 salvaguardato. L&#8217;elettronica non domina: \u00e8 funzionale. E&#8217; una possibilit\u00e0 fantastica di estensione del mondo strumentale. Non indispensabile: si pu\u00f2 benissimo scrivere ancora solo per strumenti. Ma per un universo musicale pu\u00f2 fungere da arricchimento formidabile&#8221;.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Il pensiero di Boulez sulla tradizione \u00e8 ulteriormente chiarito in questo frammento tratto da una intervista al <a href=\"http:\/\/www.telegraph.co.uk\/arts\/main.jhtml?xml=\/arts\/2004\/10\/04\/bmboul04.xml&amp;sSheet=\/arts\/2004\/10\/04\/ixtop.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Telegraph<\/a>:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">No, non credo nella tradizione. Io credo nella storia. Le lezioni che ricavi dalla storia sono le tue proprie lezioni, tu stai insegnando a te stesso. La tradizione \u00e8 semplicemente il manierismo di gente che \u00e8 venuta prima di te. La tradizione \u00e8 passiva, la storia \u00e8 attiva.<\/p>\n<\/blockquote>\n<div class=\"related-posts\">\n<div id=\"related-posts-MRP_all\" class=\"related-posts-type\">\n<h3>RELATED:<\/h3>\n<ul>\n<li><a href=\"https:\/\/maurograziani.org\/wordpress\/archives\/3469\">Retromania<\/a><\/li>\n<\/ul><\/div>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Renewable Music riporta una bella citazione in cui Boulez paragona la tradizione al telefono senza fili C&#8217;\u00e8 un gioco che facevamo da bambini. 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